| Siamo arrivati al cane domestico.
Abbiamo visto che le ragioni che hanno indotto i nostri antenati a tentare l’addomesticamento del lupo sono diverse, ma tutte si ricollegano a particolari caratteristiche delle due specie, Homo e Canis lupus, che hanno trovato nella collaborazione motivo di reciproca utilità e soddisfazione.
Entrambi, uomo e cane, hanno una vita sociale basata su nuclei familiari, entrambi sono “gregari”, ossia vivono in gruppi nei quali vige una rigorosa gerarchia, fatta da individui che comandano ed altri sottomessi, entrambi hanno bisogno di comunicare, sia pure in modo diverso, con i loro simili.
Per questo, il lupo ha avuto un ruolo privilegiato nel rapporto che si è instaurato con l’uomo, a differenza, ad esempio, della renna, che è stata anche lei tra i primi animali ad essere addomesticati, ma che non è riuscita ad instaurare un rapporto che non fosse di utilità con la nostra specie.
Anche il lupo, come la renna, è stato probabilmente all’inizio catturato e trattenuto per motivi alimentari, per avere così cibo sempre fresco (vivo), e per sfruttarne la pelliccia. La vera e propria domesticazione, secondo molti studiosi, ha però seguito due vie differenti.
La prima, è quella che ha visto dei lupi, con una maggiore propensione al “commensalismo” ed una minore tendenza alla fuga, gravitare attorno agli insediamenti umani cibandosi dei rifiuti.
La seconda è quella che ha portato all’adozione da parte dell’uomo di cuccioli di lupo, magari abbandonati od orfani, che hanno cominciato a convivere con i nostri antenati, specie i bambini.
In tutti i tre casi citati, certamente l’uomo avrà apprezzato che i ben più sviluppati sensi dell’olfatto e dell’udito del lupo lo facevano agitare ed emettere suoni vari se avvertiva l’avvicinarsi di qualche pericolo, fosse questo rappresentato da animali o altri uomini.
Un ulteriore motivo che potrebbe avere spinto l’uomo ad avvicinarsi ai lupi, è che questi cacciavano con una tecnica che consiste nell’isolare dal branco e poi sospingere verso altri lupi una preda.
Un sistema di caccia perfettamente compatibile con le tecniche dell’uomo, che era tuttavia meno dotato fisicamente e che pensò quindi di sfruttare il lavoro dei lupi.
In questo modo, nel corso di diversi millenni, si è passati dal Canis lupus al Canis lupus familiaris, del quale cominciano ad aversi tracce in reperti ossei di circa 14000 anni fa.
Oggi alcuni ritengono che la domesticazione possa essere avvenuta anche prima di tale epoca, ma essendo l’uomo nomade e non stanziale, i resti dei cani addomesticati prima di tale periodo potrebbero essere andati dispersi.
Sono preziose per questo articolo le ricerche effettuate dal già più volte citato professor Felice Cesarino, riportate nel suo libro “Il molosso” pubblicato dalla Casa Editrice Fausto Fiorfentino di Napoli, e gli argomenti che la dottoressa Barbara Gallicchio ha presentato nel suo bellissimo libro “Lupi travestiti” pubblicato da Edizioni Cinque di Camburzano (Biella).
I reperti
Riportiamo qui di seguito, quelli che sono i reperti ossei sui quali si hanno sufficienti dati per riuscire a collocarli con una minima possibilità di errore.
Fino a qualche anno fa, l’omero rinvenuto ad Erralla, in Spagna, datato circa 16000 anni fa, era considerata la traccia più antica di un cane addomesticato.
Oggi questa datazione è messa in dubbio, e quindi il ritrovamento più antico è ritenuto un altro.
Vediamo l’elenco.
- Ad Oberkassel, in Germania, nel Secondo Dopoguerra, è stata ritrovata una mandibola che si pensa sia il più antico reperto osseo di Canis lupus familiaris. E’ datato circa 14000 anni fa, quindi del tardo Paleolitico.
Che si tratti di un cane domestico è stato dedotto dalla taglia mediocre che, come già abbiamo detto, accompagna sempre il processo di domesticazione, e da alcune modificazioni patologiche come le diminuite dimensioni delle bolle timpaniche.
-
In Germania, nella Turingia, in una località chiamata Kniegrotte, sono state rinvenute ossa varie databili a 13000 anni fa.
-
Sempre risalente al Paleolitico finale troviamo i 3-4 cranî del sito all’aperto di Mezin, in Ucraina.
-
Resti ossei di circa 12000 anni fa si sono trovati in diversi siti, come lo scheletro di cucciolo nel luogo di sepoltura di Ein Mallhaha, in Israele, dove il cane è sepolto assieme ad un uomo anziano.
-
Sempre in Israele, nel sito Natufian di Hayonim, è stato ritrovata una sepoltura che conteneva un uomo e due cani adulti, che potrebbero essere veri cani o, quantomeno, lupi domestici.
-
Ancora in Israele, a Jericho, in un ritrovamento sul Monte Carmelo, sono stati rinvenuti resti di cane con bolle timpaniche ridotte: tipica mutazione del cane domestico.
-
In Giappone, a Tagara, risalenti sempre a 12000 anni fa, sono stati ritrovati dei cranî ed una mandibola.
-
Alla stessa epoca (12000 anni fa), risale un sito rinvenuto nel Nord dell’Iraq in una grotta situata nell’area chiamata Palegawra Cave, che risale ad un periodo di sviluppo del Medio Oriente equiparabile al Mesolitico occidentale, e che gli studiosi chiamano Cultura Natufian. In tale periodo, gli uomini erano essenzialmente cacciatori, ma iniziavano a considerare la possibilità di coltivare alcune varietà di piante e divenire quindi agricoltori. I numerosi ritrovamenti fatti in Medio Oriente, fanno pensare che sia questa l’area dove il cane è stato addomesticato più precocemente e che già 12000 anni fa esso presentava le variazioni tipiche del cane domestico. Tali variazioni sono evidentemente frutto di un’azione da parte dell’uomo, iniziata sicuramente diverso tempo prima per poter essersi fissate.
-
Di notevole importanza nello studio delle origini del cane domestico, sono i numerosi cranî di lupo, che presentano un muso corto, rinvenuti in Alaska, nel sito di Fairbanks, e che è datato 10000 anni fa: quindi alla fine dell’ultima glaciazione. Si tratta di cani giunti in Alaska attraverso lo stretto di Bering e già domestici.
-
La più antica raffigurazione di cane che si conosca è stata ritrovata in Spagna, nella località chiamata Cueva Vieja d’Alpera ad Albacete, nella quale v’è una
|