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L'abbaio

Tutti i Canidi che vivono in gruppo condividono alcuni moduli comportamentali sociali. L’abbaio è più frequente nel cane domestico ed è un’espressione vocale risultato di migliaia di anni di domesticazione e di vita al fianco dell’essere umano. Esso è un vocalizzo insolito per i Canidi selvatici, sia per i coyote sia per i lupi, che tendono ad abbaiare soprattutto in età giovanile, mentre in età adulta solo in condizioni di allerta con una tonalità molto più profonda e a frequenza non ripetuta. Da studi condotti sui lupi tenuti in cattività, si è osservato che l’abbaio viene utilizzato solo in caso di avvicinamento di soggetti umani sconosciuti; in ambiente naturale invece l’abbaio di allerta viene usato dalla madre quando qualche visitatore inaspettato si avvicina alla tana con i cuccioli. In realtà il vocalizzo più importante nella vita sociale di branco è l’ululato, la cui
funzione è di raccordo vocale, mentre il ringhio, gli uggiolii e i guaiti riguardano soprattutto gli ambiti educativi, ludici e gerarchici di ogni gruppo sociale. La tendenza ad abbaiare tipica dei nostri cani pare sia relazionata al nostro modo di comunicare con loro, basato soprattutto sulla voce piuttosto che sui segnali visivi. È il nostro rispondere ad ogni loro cenno vocale con frasi, a rinforzare l’utilizzo dell’abbaio come strumento di comunicazione.
Lo studio del periodo di sviluppo ha evidenziato che, nel periodo neonatale, riguardante le prime due settimane di vita dei nostri cani, gli unici suoni emessi sono i gemiti e gli uggiolii associati alla richiesta di contatto con la madre, mentre è nella fase di transizione, cioè dalla quarta settimana di vita, che appaiono le prime vocalizzazioni complesse, come appunto l’abbaio, il ringhio e il guaito, di cui il primo assume un ruolo centrale nella comunicazione vocale. L’importanza attribuita all’abbaio si collega alla capacità del cane di avvertire molto prima dell’uomo, grazie alle sue fini capacità uditive, i rumori presenti nell’ambiente, potendo in questo modo avvertire noi umani. Il suo ruolo di mettere in attenzione gratifica così il fedele compagno, il quale poi tende a riproporre il medesimo comportamento in ogni situazione simile. L’abbaio da guardia è caratterizzato da una tonalità medio-alta e da una frequenza abbastanza ravvicinata. Di norma esso termina il suo ruolo di avvertimento al nostro sopraggiungere, solo se rappresentiamo per il nostro cane un valido punto di riferimento, altrimenti questo vocalizzo può continuare fino al completo allontanamento dello stimolo che ha indotto quella reazione vocale. In molti casi in cui il cane si trova a trascorrere lunghe ore di solitudine, l’attività da guardia con continue emissioni sonore diviene l’unico passatempo. Quando ciò si verifica, allora qualsiasi stimolo esterno diventa il fattore scatenante, il motivo per confermare la propria territorialità. Se si arriva a un reale isolamento sociale, la frustrazione derivante scatena un abbaio continuo e soprattutto indipendente da qualsiasi stimolo scatenante. Questo tipo di vocalizzo è caratterizzato da una tonalità media e una durata identica tra un’emissione sonora e quella successiva. In questo caso si è di fronte a un disturbo ossessivo compulsivo causato da un evidente e persistente stato di ipostimolazione. L’abbaio ha un ruolo molto importante anche nel contesto ludico. I rituali di invito al gioco hanno di solito come premessa un abbaio acuto e ripetitivo, accompagnato dall’abbassamento sugli arti anteriori dell’animale. Con l’inchino vocalizzato il cane esprime la sua eccitazione esoprattutto la sua volontà a coinvolgere gli altri in corse e inseguimenti, e di solito, se all’invito segue una risposta affermativa, allora il vocalizzo iniziale lascia il posto a una comunicazione posturale. Con l’abbaio a note meno alte e con un ciclo ripetitivo maggiore il cane richiama l’attenzione del proprietario. Di norma tale vocalizzare non cessa fino a quando non si cerchi dicomprendere la natura della richiesta. In questo modo si origina un circolo vizioso in cui il proprietario è indotto a rispondere alle sue pretese. È in altri termini il disagio derivante all’abbaio eccessivo a portare ad assecondare e dare attenzione. Il modo migliore in realtà è adottare una totale indifferenza, nei momenti in cui l’abbaio diventa insistente, riprendendo ad interagire con il cane solo quando cessa il comportamento insistente. Esistono razze canine con una naturale tendenza alla comunicazione vocale e l’abbaio, in particolare, presenta durata, frequenza e intensità diverse a seconda del risultato operato dalla selezione artificiale. Si osserva ad esempio che i molossi e i cani da pastore, difensori delle greggi, hanno un abbaio breve e profondo diretto a scoraggiare l’avvicinamento di intrusi, mentre le razze da pastore, il cui ruolo è la conduzione del gregge, producono abbai a tonalità e frequenza più alta. I segugi che si muovono in gruppo (in gergo in muta) hanno un’ampia gamma di espressioni vocali, ognuna associata ad un compito diverso. La voce risulta invece il principale strumento di comunicazione con abbai frequenti, acuti e molto ravvicinati nei “volpinoidi” definiti per questo avvisatori. L’abbaio invece diventa uno strumento d’eccezione nei cani da ferma, da riporto, nelle razze nordiche, nei cani da caccia a vista come i levrieri.

Quando l’abbaio diventa un problema…
L’abbaio eccessivo o troppo intenso può causare problemi ai proprietari in quanto i vicini si lamentano e spesso gli stessi proprietari ne vengono disturbati. Alcuni invece sembrano gradire che i propri cani conversino con loro. I cani, infatti, sono degli abili imitatori e sono in grado si imparare a riprodurre i segnali tipici del “parlare”. Questo comportamento però viene apprezzato solo se sono i proprietari a richiederlo e se essi sono poi in grado di farlo cessare con un comando vocale.
I cani che parlano senza alcun tipo di regola e che protestano quando viene chiesto loro di smettere e di sedersi, possono avere altri problemi correlati, tra cui di frequente l’aggressività da dominanza. La maggior parte dei cani che abbaiano eccessivamente continuano a vocalizzare perché diventano più stimolati e molto ansiosi. Questi soggetti possono imparare un comportamento alternativo solo se guidati dai proprietari, i quali dovrebbero riuscire ad incoraggiare il proprio cane a stare seduto finché non è calmo e premiarlo con una carezza o con un bocconcino quando realmente è rilassato. Ciò che non dovrebbe essere assolutamente fatto è sollevare o abbracciare affettuosamente il fedele amico o trattenerlo per il collare cercando di rassicurarlo che “va tutto bene” o “non c’è niente di cui preoccuparsi”. Questi comportamenti, infatti, tendono solo a peggiorare la situazione contribuendo a convincerlo del fatto che abbaiare è corretto. Correggere l’abbaio eccessivo in un cucciolo è certamente importante, in quanto prima si interviene e meglio è, ma non è impossibile intervenire anche quando il cane diventa adulto. Ogni caso va comunque valutato singolarmente e con l’aiuto di un esperto per riuscire ad individuare la causa dell’abbaio eccessivo e per attuare uno specifico intervento comportamentale.

Dott.ssa Emmanuela Diana
Etologa, dottore in Scienze Biologiche, specializzazione in Biologia Animale
Esperta di comportamento animale
Cell. 347.94.71.800
E-mail: emmanuela.diana@alice.it

Bibliografia:
Bradshaw & Nott (1995); Fox (1965); Fox (1971); Overall (2001); Pageat (1999); Schassburger (1987); Serpell (1995).

 

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