Con il termine di aggressività si intende comunemente un istinto naturale che, in condizioni normali, è sottoposto alla conservazione della vita individuale e della specie. Per questo può essere una risposta corretta alla situazione in cui l’animale si trova ed è parte integrante delle sue funzioni comportamentali, essendo una delle normali componenti reattive di tutte le specie animali.
Quando diventa una risposta scorretta in rapporto al contesto, essa diviene un problema comportamentale ed è necessario che essa venga valutata in relazione agli stimoli cui l’animale viene sottoposto.
Attualmente l’aggressività è il disturbo comportamentale più comune ed è certamente il più pericoloso in riferimento ai cani da compagnia.
È molto importante riconoscere quale tipo di aggressività il cane manifesti per poter impostare una terapia corretta. Nel cane esistono diverse forme di aggressività che hanno cause e scopi diversi: AGGRESSIVITA’ MATERNA:
in natura fra le specie animali selvatiche le femmine sono in grado di aggredire per difendere la prole per cui combattono fino alla morte. Le basi fisiologiche di questo comportamento non sono ancora del tutto conosciute, ma certamente sono in relazione allo stato ormonale del periodo post-parto.
Nelle cagne può manifestarsi durante la gravidanza o la pseudogravidanza, in prossimità del parto e/o dopo il parto. Le femmine di cane generalmente fanno la guardia al proprio cucciolo o ad un giocattolo anche da distanze molto lunghe. Se messe sotto pressione da un approccio insistente possono ringhiare, ma di solito non mordono a meno che non si cerchi di sottrarre il giocattolo o il cucciolo. Di norma diminuisce due mesi dopo lo svezzamento dei cuccioli e dopo il termine della pseudogravidanza.
Per questo motivo non viene effettuato nessun tipo di trattamento terapeutico comportamentale, essendo questo tipo di aggressività una componente normale dell’istinto materno. AGGRESSIVITA’ PREDATORIA:
questa forma di aggressività si relaziona alla naturale tendenza dei carnivori a procacciare il cibo. Quando però il cane inizia ad attaccare piccoli animali (gatti), persone o cose, il comportamento predatorio diventa un problema.
In generale possono essere individuate due tipologie di soggetti: i cani che inseguono, puntano e silenziosamente predano animali e quelli che danno la caccia ad oggetti in movimento come biciclette e automobili. Di norma i cani con aggressività predatoria non danno segnali preliminari di avvertimento come il ringhio; ciò distingue questa tipologia dalle altre in cui invece è frequente la minaccia. Purtroppo essa può essere premonitrice dello stesso tipo di comportamento verso i bambini piccoli, che possono essere erroneamente identificati come prede. Ciò è stato riscontrato soprattutto in soggetti che non hanno avuto modo di socializzare con i bambini nei primi mesi della loro vita. Il suo trattamento è sicuramente difficile e richiede molto tempo e notevole impegno. AGGRESSIVITA’ DA DOMINANZA DIRETTA VERSO I PROPRIETARI:
tra gli animali sociali la pace si fonda sull’esistenza di relazioni di dominanza-sottomissione all’interno del branco. Ogni individuo ha uno specifico ruolo, una posizione rispetto agli altri membri del branco-famiglia, occupando un preciso gradino della scala gerarchica. Normalmente i cani dovrebbero sottomettersi a tutti i membri della famiglia e questo è possibile se vengono gestiti in modo corretto sin dai primi istanti di convivenza. Può capitare però, che il cane percepisca se stesso gerarchicamente superiore ad una o più persone del suo gruppo sociale. In questo caso può accadere che tenti di assumere una posizione dominante e iniziare a minacciare o cercare di mordere il proprietario. Il cane che è aggressivo per dominanza non accetta tutti quegli atteggiamenti che percepisce come tentativi per dominarlo, come per esempio: sottrargli un osso o un giocattolo, tentare di allontanarlo dal luogo di riposo, fissarlo negli occhi, sgridarlo, prenderlo in braccio o toccargli le zampe posteriori… Di solito viene proposto un tipico schema di interazione nei confronti dei proprietari: vive in modo relativamente indipendente, tende a non ubbidire e a non seguire i proprietari e prende di solito l’iniziativa cercando compagnia solo in certi momenti e molto spesso per fare richieste precise. Alle istanze di ubbidienza, spesso risponde con lentezza e solo dopo che il comando è stato ripetuto più volte. Può esserci inoltre un incoraggiamento involontario da parte degli stessi proprietari, i quali danno segnali di conferma. Spesso infatti permettono al cane di mangiare per primo, di dormire sul letto o sul divano, concedendogli di prendere l’iniziativa nella maggior parte delle situazioni (decide quando si deve giocare, quando ricevere le “coccole”…) e soddisfacendo la maggior parte delle sue richieste. Talvolta essi permettono al cane di assumere posizioni dominanti come mettere le zampe anteriori sul corpo, di solito sulle spalle e finiscono per tollerare il comportamento di monta. Solitamente la manifestazione si verifica al raggiungimento della maturità sociale tra i 18 e i 24 mesi di età. Si tratta quindi di una sociopatia dipendente da caratteristiche individuali e dalla gestione quotidiana del cane e si relaziona ad un problema di reciproca incomprensione comunicativa fra cane e proprietario. La terapia consiste nel ristabilire una corretta gerarchia nel brancofamiglia in cui la posizione di leader venga assunta dal proprietario.