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I segnali calmanti

Un ruolo particolarmente importante nella comunicazione canina viene assunto dai cosiddetti segnali calmanti o comportamenti di pacificazione. Si tratta di moduli comportamentali che hanno lo scopo di inibire l'aggressività e ridurre l'ansia di un altro individuo durante un incontro ravvicinato fra cani.
Sono segnali il cui significato è strettamente relazionato alla sottomissione, all'inferiorità, all'amichevolezza e alla paura. Traggono la loro origine dal repertorio dei moduli comportamentali neonatali e infantili e sono stati in seguito trasformati , reindirizzati e ritualizzati.
Si osserva che essi vengono appresi molto precocemente dai cani, già a partire dalla sesta settimana di età, in quanto è fondamentale per i cuccioli essere in grado di tranquillizzare e appagare gli adulti durante le prime interazioni.
I comportamenti di pacificazione sono dei comportamenti ritualizzati. La parola rituale deriva dal latino rutalis che significa cerimonia, usanza . Sono schemi comportamentali che hanno perso la loro funzione originaria, quella di preparare un'azione, per assumere invece un ruolo in ambito comunicativo. Si presentano come delle semplificazioni, delle esagerazioni e delle formalizzazioni di movimenti che normalmente compaiono in sequenze ripetute ritmicamente. Lo scopo primario dei rituali calmanti è la risoluzione pacifica dei conflitti. Se ogni situazione quotidiana portasse ad uno scontro fisico, alla fine i cani finirebbero per esaurire le loro energie e spenderebbero troppo tempo per curarsi le ferite e per guarire. Ovviamente tutto ciò ridurrebbe in modo significativo la probabilità di sopravvivenza sia per il singolo individuo sia per la specie intera.

Quindi la ritualizzazione è il risultato dell'evoluzione: massimo rendimento con il minimo sforzo!

Avvicinamento non diretto: l'avvicinamento frontale fra due cani ha un significato di sfida e minaccia, quindi l'avvicinamento indiretto, che viene attuato percorrendo un'immaginaria linea curva che alla fine porta il cane a lato dell'altro individuo, rivela intenzioni pacifiche e amichevoli.
Muoversi lentamente: quando due cani si incontrano, la situazione è normalmente di tensione e pertanto nella fase preliminare di saluto, entrambi i cani tendono a muoversi molto lentamente; la lentezza rivela prudenza, insicurezza, sottomissione e anche paura.
Ridurre le dimensioni: se uno dei due cani, a seguito dell'incontro, si accuccia e tiene il corpo a terra, comunica all'altro un evidente messaggio di sottomissione. Abbassarsi significa sembrare dimensionalmente più piccolo e il cane che si mette a terra, è come se comunicasse “Non discutiamo” oppure “Accetto la tua autorità e il tuo rango superiore”. L'atto di riconoscere la superiorità e rango più elevati all'altro individuo, scongiura la probabilità di un conflitto.
Distogliere lo sguardo: se lo sguardo diretto equivale a minacciare, logicamente, distogliere lo sguardo è un segno evidente di sottomissione e pacificazione. Se quindi un cane si trova di fronte ad un soggetto dominante, distogliendo lo sguardo vuole comunicargli che non vuole avere problemi né sfidarlo.
Inchino giocoso: se il cane di accuccia sulle zampe anteriori stendendo quelle posteriori e tenendo alta la coda e insieme il posteriore, sta certamente comunicando gioco. Questo segnale è tipico dei contesti ludici, ma può essere utilizzato dai cani per interrompere la tensione durante l'incontro con altri cani e viene utilizzato come una pausa, una punteggiatura che ha lo scopo di comunicare che tutto quello che seguirà quella pausa non deve essere preso troppo seriamente.
Sbadigliare: sicuramente i cani sbadigliano quando sono stanchi, ma più spesso lo fanno quando vogliono calmare un altro individuo. È un comportamento che rivela stress, tensione ed è possibile osservarlo per esempio durante la cerimonia di accoppiamento, nel maschio quando la femmina ringhia ripetutamente.
Leccare: si propone come un rapido movimento della lingua su labbra e naso, tanto veloce che a volte per noi risulta difficile da percepire. Ricorda il comportamento dei cuccioli, quando leccano il muso degli adulti per ottenere il rigurgito di cibo.
Dare la zampa: alzare in modo ritualizzato una delle zampe anteriori è anch'esso un gesto reindirizzato che trae la sua origine dall'atto del cucciolo di premere sulle mammelle materne per stimolare la produzione di latte.
Grattarsi: se durante un'interazione tra due cani, uno dei due comincia a grattarsi, mette in atto un comportamento di sostituzione che serve a cambiare la motivazione del contesto che è evidentemente di tensione. Fingendo infatti totale indifferenza per ciò che sta accadendo sdrammatizza in modo efficace la situazione. Il messaggio risulta molto chiaro: un cane che si gratta o che comunque è impegnato in altra attività, come anche annusare il terreno, sicuramente non si sta preparando per nessuna azione di sfida o di aggressione.
Dare il fianco o la schiena: i cani che non vogliono confrontarsi, ma che non hanno nemmeno intenzione di dimostrare eccessiva sottomissione, di solito utilizzano due segnali calmanti abbastanza tipici: (a) possono porgere il fianco all'altro cane (posizione a “T”) e compiendo questa mossa con calma e senza segno di esitazione, comunicano all'altro cane che accettano la sua autorità ma che allo stesso tempo sono sicuri ed hanno il controllo di sé; (b) possono girare il posteriore verso l'altro cane e in questo modo dimostrano maggiore deferenza rispetto la posizione a T, comunicando una minore sicurezza e soprattutto un maggior divario sociale.
I cani utilizzano i comportamenti di pacificazione anche nella comunicazione non verbale con noi esseri umani. Pertanto è necessario che i proprietari diventino attenti lettori di questi segnali e acquisiscano competenza nella loro interpretazione, affinché non incorrano fraintendimenti e mal interpretazioni nella relazione con i nostri amici a quattro zampe. In questo può essere di enorme aiuto l'intervento dell'etologo che si configura come interprete tra cane ed essere umano e che aiuti il proprietario ad acquisire conoscenza in ambito comunicativo interspecifico.
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