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Campi d'applicazione
Si possono dividere in due branche: sanitario e sociale. Il primo comprende strutture cliniche/ospedaliere; istituti di riabilitazione; case di cura psichiatriche. Il secondo: scuole di ogni ordine e grado; comunità di recupero di vario indirizzo; carceri; residenze per anziani ecc.

I benefici ottenuti
Innumerevoli ricerche di laboratorio hanno potuto stabilire, senza ombra di dubbio, che la presenza e l'interazione con gli animali, i cani in particolare, apporta notevoli benefici alla salute dell'uomo sia sul piano fisico che mentale e relazionale. Per esempio gli studi di E. Friedman sono noti in tutto il mondo per aver dimostrato scientificamente l'abbassamento della pressione sanguigna in soggetti ipertesi, monitorati mentre accarezzavano un cane. Molti altri studi scientifici hanno stabilito una innegabile correlazione riscontrata fra i benefici ottenuti dai pazienti osservati possessori di animali rispetto ai non possessori. Anche nel campo dell'istruzione la pet therapy trova una vasta gamma di applicazioni. Nella didattica, relativamente alla conoscenza del mondo animale attraverso percorsi storici, geografici e scientifici alternativi che si sono rivelati altamente redditizi poiché gli alunni sono generalmente attratti dalla natura e dagli animali in genere. Nell'educazione sociale e umanitaria attraverso percorsi che mirano a sensibilizzare e responsabilizzare gli alunni nei confronti degli animali quali creature viventi sensibili, bisognose di cure e in grado di dare e ricevere affetto.

Particolare attenzione riveste l'applicazione della pet therapy nel campo dell'handicap.
Attualmente esistono compiti ben definiti che cani particolarmente preparati sono chiamati a svolgere, ed esattamente: i cani sociali, che svolgono un ruolo di presenza e di interazione con l'uomo giocando con loro, facendosi spazzolare, facendo compagnia. Vengono portati in visita ai pazienti (negli ospedali, nelle case di riposo ecc.) generalmente, una volta alla settimana. Sono di proprietà di volontari o di educatori cinofili; debbono avere una preparazione di base (condotta al guinzaglio, seduto, terra, resta) ma, soprattutto, debbono possedere un'indole mite e disponibile; la taglia, il sesso e il tipo di mantello sono ininfluenti. I cani di servizio, invece, vengono accuratamente preparati per svolgere determinate mansioni presso persone disabili, costretti sulla sedia a rotelle. Sanno aprire le porte, portare oggetti, chiamare l'ascensore, fare la spesa; conoscono oltre 50 comandi e il loro addestramento dura all'incirca un paio d'anni. Vengono donati al disabile (come succede con i cani guida per non vedenti) il quale oltre che usufruire di un notevole supporto sociale potrà beneficiare di un supporto emozionale e psicologico frutto dell'attaccamento che, inevitabilmente, si svilupperà nella conduzione di una vita in comune. Generalmente, si tratta di golden e labrador preferiti ad altre razze per la loro disponibilità, remissività e intelligenza; in buona sostanza, costituiscono una garanzia di successo e, quindi, di contenimento dei costi di preparazione rispetto alle altre razze che, peraltro vengono comunque usate, anche se in numero inferiore, compresi doberman e rotweiler.

Il cane utile
L'applicazione della pet therapy ha permesso di scoprire e osservare alcuni aspetti del comportamento canino che hanno evidenziato in maniera inequivocabile la presenza nel cane di un processo cognitivo complesso, ampiamente dimostrato da diverse ricerche scientifiche, nonché notevoli capacità di relazionarsi con l'ambiente in maniera del tutto autonoma. Dimostrando capacità d'analisi, sensibilità nell'azione, consapevolezza e partecipazione. Il ruolo dei cani è dunque manifestamente privilegiato poiché consente all'uomo un miglioramento sostanziale e quantificabile della sua esistenza. Quando un cane apprende i compiti che gli vengono richiesti attraverso un procedimento che rispetti la sua dignità e gli consenta di capire ciò che l'uomo desidera da lui, egli assimila, elabora e rielabora le informazioni ricevute attraverso l'uso dei sensi, motivato e sostenuto dall'attaccamento che lo lega al suo padrone. L'apprendimento effettuato attraverso il cosiddetto "metodo dolce" consente al cane non solo di non dimenticare le informazioni assimilate ma di rielaborarle in maniera autonoma qualora se ne creasse l'occasione. In buona sostanza, il cane attraverso il gioco impara ad agire serenamente, ad avere fiducia nel padrone e nell'ambiente che lo circonda; è quindi in grado di osservare e di analizzare le diverse situazioni e di comportarsi di conseguenza. Queste complessità sono indispensabili e determinanti nell' impiego dei cani nelle AAA/T poiché le situazioni nelle quali si opera non sono totalmente prevedibili né generalizzabili.

Alcune esperienze
Un paio d'anni fa ho portato a termine un progetto della durata di tre mesi presso la Casa di Riposo di Boario Terme. Con me, una femmina di samoiedo di cinque anni, Jaja. Il nostro compito era quello di intrattenere gli ospiti, una volta la settimana per un'ora circa. Tutto era stato predisposto e potevo avere la collaborazione delle animatrici, delle infermiere e di alcuni volontari. Dopo le prime sedute si era formato un gruppo stabile di circa venti persone alle quali se ne aggiungevano altre, di tanto in tanto. Jaja si dimostrò subito a suo agio. Giocava, riportava la pallina e mostrava ciò che sapeva fare: seduto, terra, resta. Gli ospiti, la maggior parte dei quali sulla sedia a rotelle o con le stampelle, mostrava molto interesse. L'accarezzavano ,facevano domande e, durante la settimana (mi riferirono le animatrici) chiedevano continuamente quando sarebbe ritornata. Molti ospiti affetti dal morbo di Alzheimer furono talmente interessati al cane che si misero a raccontare le storie della loro giovinezza dove i cani erano attivi protagonisti come guardiani e conduttori di bestiame, ed ogni volta, il racconto era preciso e coerente con quello della settimana precedente.

Al termine del progetto, tutto lo staff si dimostrò entusiasta dei risultati ottenuti dato che mai nessun'altra attività svolta sino a quel tempo aveva suscitato così tanto interesse e partecipazione negli ospiti. Da parte mia, oltre alla gratificazione per la buona riuscita dell'operato ero particolarmente soddisfatta per aver potuto osservare il comportamento della mia femmina nel suo complesso. Oltre ad essere affettuosa e obbediente Jaja aveva messo in atto un comportamento del tutto autonomo. Me ne resi conto dopo un paio di sedute. Quando arrivavamo sul posto, gli ospiti erano disposti in cerchio, all'ombra delle piante. Jaja giungeva sempre festante; all'apparenza, leccava e scodinzolava a tutti ma, osservandola attentamente, mi accorsi che passava in rassegna gli ospiti uno ad uno e, arrivata davanti ad un nuovo paziente ( che non le era mai capitato d'incontrare) si metteva ad annusarlo con metodo e molto impegno; poi, si soffermava a leccarlo sulle parti doloranti o vistosamente violacee della cute. Lo faceva ogni volta, con lo stesso sistema, sempre con un nuovo venuto all'interno del gruppo. Sono convinta fosse un modo per monitorare la situazione, non un caso. Del resto, nessuno glielo aveva insegnato.

Conclusione
L'impiego dei cani ha fornito all'uomo tutta una serie di supporti a partire da epoche molto remote . Attraverso l'addestramento l'uomo è riuscito ad affinare l'utilizzo dei cani per fargli compiere azioni sempre più delicate e rischiose. Attraverso lo studio del comportamento canino molti ricercatori sono giunti alla conclusione che il cane possieda un processo cognitivo complesso e raffinato, molto simile a quello dell'uomo ma privo del linguaggio e diversificato per le differenti qualità dei sensi messi in azione. L'applicazione della pet therapy permette comodamente di osservare queste capacità cognitive espresse principalmente attraverso l'assimilazione, elaborazione e rielaborazione delle nozioni apprese e nella possibilità di assumere in proprio iniziative atte ad esprimere un senso di cura, di affetto e di partecipazione nei confronti dell'uomo.

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